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Il sintomo principale dell’affezione, nel caso del pidocchio del capo, è costituito da prurito al cuoio capelluto, che può portare ad escoriazioni, con lesioni da grattamento, sovrainfezioni e linfoadenopatie cervicali. Il prurito può persistere per breve tempo dopo il trattamento, senza che questo indichi il fallimento della terapia; il prurito può sussistere in caso di reazioni di ipersensibilità alla saliva dei pidocchi o essere riconducibile ad una eziologia psicogena (parassitofobia).
Il pidocchio del capo si riconosce ad occhio nudo. Anche le uova piene e quelle svuotate sono facilmente identificabili, e si localizzano preferibilmente nelle regioni parietali, retroauricolari e nelle occipitali. Raramente il PHC infesta la barba, le ciglia ed altre sedi pilifere.
Il PHC non è veicolo di infezioni, ovvero non provoca la diffusione di microrganismi patogeni per l’uomo.
La diffusione
L’infestazione causata dal pidocchio del capo (PHC) è più frequente nei bambini (dai 3 agli 11 anni, soprattutto di sesso femminile) rispetto agli adulti, nelle aree urbane rispetto a quelle rurali. Si stima che il 10% dei bambini in età scolare possa essere infestato da PHC. La frequenza è molto bassa nelle popolazioni di colore, per il tipo di capelli che non consentono al parassita di aderire al fusto del pelo.
Il contagio avviene quasi esclusivamente per trasmissione diretta da un individuo infestato, oppure indirettamente – anche se si tratta di un’eventualità più rara – per contatto con pettini, spazzole, cappelli o altri indumenti o con la biancheria del letto.
La pediculosi del capo è una infestazione riscontrabile in persone di tutti i gruppi socio-economici; fattori considerati di rischio, quale la scarsa igiene personale o la lunghezza dei capelli, sembrano avere un ruolo marginale o addirittura nullo.
L’infestazione registra la più elevata incidenza a fine estate – inizio autunno.
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