Una corretta informazione sulla reale natura della pediculosi è indispensabile per affrontarla e trattarla senza ingiustificati timori; un approccio troppo allarmistico o ansioso da parte della famiglia, infatti, può causare problemi relazionali di una certa entità nei bambini colpiti dall’infestazione.
La pediculosi colpisce principalmente i bambini dai 4 ai 12 anni, soprattutto nei periodi in cui trascorrono del tempo a stretto contatto con loro coetanei. Dunque non soltanto durante l’anno scolastico ma anche, ad esempio, nel corso di vacanze trascorse in colonie o campeggi estivi per l’infanzia.
L’infestazione da pidocchi non è segno di scarsa igiene personale e può interessare soggetti di qualunque fascia sociale; tuttavia, questa semplice verità talvolta è difficile da accettare per le famiglie interessate, che vivono il problema come una vergogna, un marchio indelebile che segnerà irrimediabilmente il bambino nella sua futura vita di relazione.
Affrontare con tale apprensione una semplice parassitosi, che non ha nessuna conseguenza sulla salute del piccolo, può spingere i bambini ad emarginare dal gruppo i compagni colpiti dall’infestazione, rischiando di provocare comportamenti dannosi sotto il profilo psicologico, in un’età molto delicata dal punto di vista dello sviluppo della personalità.
Un fenomeno correlato è quello dell’autoesclusione del bambino che ha avuto i pidocchi: si verifica cioè una sorta di estromissione volontaria dai giochi e dalle attività sociali, per vergogna di quanto successo e per timore di essere deriso, che può determinare problemi relazionali di una certa gravità.
In ogni caso, ricordiamoci sempre che i bambini non hanno pregiudizi e che sono gli adulti a favorirne la comparsa.
È bene, perciò, nel caso in cui un compagno dei figli venga infestato dai pidocchi, che i genitori si astengano da commenti offensivi o colpevolizzanti, cercando anzi di minimizzare e sdrammatizzare, chiarendo che si tratta di un evento del tutto occasionale e fortuito, che non presenta alcun motivo di preoccupazione.
Questo non significa che non vada spiegata la dinamica di trasmissione, ma per nessuna ragione bisogna invitare il bambino a “stare lontano” dall’amico colpito: va invece sottolineato il fatto che dopo il primo trattamento non vi è più possibilità di propagazione.
Quando capita che la famiglia stessa non sia in possesso di informazioni corrette sulla reale natura del problema e sui modi di affrontarlo, il coinvolgimento delle strutture sanitarie e scolastiche diventa fondamentale.
La distribuzione nelle classi di materiale divulgativo svolge la duplice funzione di informare e ridimensionare, sfatando vecchi miti e illustrando i più efficaci metodi di trattamento oggi a disposizione.
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