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Pediculosi, che fare?
Il problema è frequente, soprattutto tra i bambini che giocano, studiano e vivono a stretto contatto. Facciamo chiarezza con il prof. Carlo Gelmetti, responsabile del servizio di Dermatologia Pediatrica dell'Università di Milano. Capita e non bisogna farne un dramma. A scuola, in palestra, ai giardinetti: nella vita di un bambino le occasioni di socializzazione sono infinite ed è proprio attraverso il contatto fisico che un pidocchio può passare da una testa all'altra. L'infestazione degli indesiderati ospiti è elevata, soprattutto nei mesi che vanno da ottobre a maggio e sarebbe dunque impossibile prevenirne il contagio limitando le opportunità di frequentazione dei piccoli con i coetanei. Una volta accertata la presenza dei parassiti non rimane allora che correre ai ripari: anche se non provoca malattie, la "pediculosi", è molto fastidiosa, può alterare l'equilibrio biologico dei capelli e danneggiare il cuoio capelluto. Per questo è importante imparare a riconoscerla e a trattarla in modo adeguato.

Storia dell'uomo.e dei pidocchi
Che cos'è la pediculosi
Il contagio
I sintomi, la diagnosi e le complicanze
Il trattamento
La prevenzione

Storia dell'uomo.e dei pidocchi
Le origini della pediculosi risalgono a tempi davvero lontani. Basti pensare che, secondo studi scientifici, la differenziazione tra pidocchio della testa e del corpo risale a circa 70.000 anni fa. Che i pidocchi facessero compagnia agli uomini sin dai tempi più remoti è del resto confermato anche dai reperti storici: i pidocchi sono citati nella Bibbia e nei papiri egizi mentre le lendini sono state rinvenute nei capelli di mummie preistoriche e in antichi ritrovamenti con datazione storica tra il 6900 ed il 6300 A.C. In ogni caso, per tutta l'antichità e per molti secoli successivi, la medicina non ha saputo fornire spiegazione alla malattia che è stata a lungo (ed erroneamente) considerata "una alterazione degli umori dalla cui corruzione nascevano gli insetti molesti". Anche i rimedi per curarla furono tanti e singolari: si passò dall'aglio bevuto in un decotto di origano, all'uso della pasta al miele consigliata dalla cultura araba, dallo "spidocchiamento" in uso in tutto il mondo. Per arrivare alla svolta decisiva si dovette attendere il XX secolo quando, con la II Guerra Mondiale, fecero il loro ingresso sul mercato i primi insetticidi sintetici dell'era moderna. Insetticidi che, tuttavia, furono banditi definitivamente nel 1972 quando ne vennero accertati i nocivi effetti ambientali. Oggi la pediculosi viene combattuta con metodi semplici, efficaci ed innocui che secoli di supposizioni, studi e verifiche hanno in ogni caso contribuito a scoprire e a convalidare, assicurando, soprattutto ai piccoli una presenza meno fastidiosa e più breve degli indesiderati ospiti.

Che cos'è la pediculosi
La pediculosi è una infestazione da parte di minuscoli insetti dell'ordine degli Anopluri e meglio conosciuti con il nome di "pidocchi". La caratteristica principali di tali organismi è che vivono succhiando il sangue dell'ospite e tal fine sono dotati di un apparato buccale modificato in modo da risultare idoneo a perforare la cute e a succhiare. La forme di pediculosi sono riconducibili a due principali tipi: "pediculus humanus capitis" o pidocchio della testa e "pediculus humanus corporis" ovvero pidocchio del corpo. La prima è senza dubbio la più frequente nei bambini ed è caratterizzata dalla comparsa dei parassiti sul capo, a differenza del pidocchio del corpo che vive prevalentemente sui vestiti, scendendo sul corpo dell'individuo solo per nutrirsi. Il pidocchio della testa è privo di ali, lungo da 1 a 3 millimetri a seconda del sesso ed ha un colore che varia dal bianco sporco al grigio. Vive mediamente 4-6 settimane, eccezionalmente 8, mentre muore dopo 1-3 giorni al di fuori del corpo ospitante, sebbene dopo un pasto possa sopravvivere anche 10 giorni. Una volta arrivato sul capo si attacca alla base del capello e, ventiquattro ore dopo la fecondazione, la femmina inizia a deporre le uova, conosciute anche con il termine di "lendini", che restano attaccate ai peli dell'ospite grazie al secreto delle ghiandole colleteriche annesse all'apparato riproduttore femminile le quali, coagulandosi con l'aria rende le lendini stesse difficilmente staccabili dal pelo su cui sono state deposte. Le uova sono lunghe 0.5-1 millimetro e larghe 0.3 mm e sono quindi ben visibili ad occhio nudo. La loro forma è ovoidale ed il colore è bianco giallastro perlaceo ma opaco, perlomeno fino alla schiusura quando divengono trasparenti. La femmina di pidocchio depone sino a 100-200 uova in un periodo fino a 3 settimane; mediamente possono essere deposte fino a 5-10 uova al giorno il che vuol dire che si può arrivare ad essere infestati anche da 400-500 pidocchi. Sul fusto del capello le lendini si dispongono a fila indiana o a grani di rosario in numero di 2-3 e si schiudono generalmente dopo 7-10 giorni. La diffusione della pediculosi nel mondo è stimata in centinaia di milioni di casi. In particolare, in Europa, la percentuale è dell'1-3% di casi rispetto alla popolazione generale (2.5% della popolazione solo in Italia), con maggiore incidenza nelle grandi città, sebbene vi siano notevoli differenze da nazione a nazione. Il che conferma una ulteriore ipotesi di studio che vede una minore frequenza del problema negli individui con pelle scura e capelli molto ricci. La ragione è da ricercarsi nel pH più acido della cute del cuoio capelluto, nella diversa morfologia del fusto dei capelli che scoraggia di fatto il pidocchio, adatto a vivere prevalentemente su capelli cilindrici e a sezione rotondeggiante e, soprattutto, nel maggiore quantitativo di sebo sulla superficie cutanea di tali soggetti. Il che spiega anche la ragione della maggiore frequenza della pediculosi in età pediatrica, quando cioè la funzionalità delle ghiandole sebacee è ancora ridotta. Le epidemie di pidocchi sono maggiormente frequenti da ottobre a maggio, sebbene ci sia una maggiore incidenza con climi caldi e temperati, poiché il pidocchio del capo per sua natura non depone uova a temperature inferiori ai 25° C.

Il contagio
Il contagio avviene solitamente per contatto tra persone ed è facilitato da condizioni di particolare socializzazione o sovraffollamento: classi, palestre, autobus, caserme, ecc. In alcuni casi, ma raramente, può avvenire anche attraverso l'impiego in comune di spazzole, pettini, cappelli, sciarpe, cuscini. L'infestazione non è particolarmente associata alla lunghezza dei capelli, che possono però essere d'ostacolo ad una facile individuazione di pidocchi e lendini e ad una loro eliminazione. In pazienti con infestazioni di lunga data, il pidocchio del capo è stato eccezionalmente riscontrato anche alle sopracciglia, alle cigli e alle altre zone, dotate di peli. La pediculosi del capo è lievemente più frequente nelle femmine e le madri sono più colpite dei padri a causa dei maggiori contatti con i figli.

I sintomi, la diagnosi e le complicanze
Il prurito è senza dubbio il sintomo principale della pediculosi, sebbene non sempre sia presente: secondo recenti studi il 53% dei pazienti è portatore asintomatico. In diversi casi invece il prurito sopraggiunge solo dopo una massiva infestazione e può presentarsi in diverse parti del corpo con prevalenza del cuoio capelluto, anche se non mancano numerosi casi di diversa localizzazione: regioni temporo-parietale, retro auricolare e occipitale della testa o, ancora dorso, spalle e, più raramente, orecchie e collo. Il prurito è di norma particolarmente intenso, tanto che non di rado si possono riscontrare escoriazioni dovute al continuo grattamento. La diagnosi risulta quindi piuttosto semplice: il paziente tipico è molto spesso un bambino che presenta un intenso prurito, localizzato soprattutto alla testa. Un attento esame, a occhio nudo o con lente di ingrandimento, del cuoio capelluto permette in genere di verificare con facilità la presenza delle uova, mentre è impossibile vedere gli esemplari adulti che sono in piccolo numero ( generalmente non più di 10 su tutta la testa) e non osservabili. Occorre tuttavia prestare attenzione, prima di emettere una diagnosi, a non confondere la pediculosi con altri disturbi similari come la forfora, la dermatite seborroica o la psoriasi. Diverse ricerche attestano inoltre che non sempre la presenza di lendini costituisce una prova inconfutabile di pediculosi attiva. Alcuni studi ritengono ad esempio che la diagnosi possa essere emessa solo quando la maggior parte delle lendini è a una distanza superiore agli 8mm dal cuoio capelluto, altri ricercatori sostengono invece che per parlare di pediculosi ci debba essere visibile almeno un parassita adulto in movimento. In ogni caso la pediculosi non annovera particolari complicanze che, generalmente, si limitano al fastidioso prurito e alle conseguenze del continuo sfregamento. Vi sono tuttavia casi, seppur rari, di sensibilizzazione verso proteine salivari e/o verso le feci dei pidocchi. Da considerare, comunque, in presenza di impetigine del cuoio capelluto, la possibilità di una pediculosi pregressa o in atto.

Il trattamento
Il trattamento della pediculosi del capo è basato sull'impiego di prodotti contenenti sostanze antiparassitarie, di libera vendita in farmacia. I prodotti contro i pidocchi, quando utilizzati in modo appropriato, nel rispetto dei tempi di posa e nella quantità indicata, sono in genere sicuri, ben tollerati e presentano uno scarso assorbimento attraverso la cute integra. In generale, le lozioni, le creme e i gel, che rimangono maggiormente a contatto con i capelli e con le uova, riescono ad esplicare meglio la propria azione e sono preferibili agli shampoo e alle polveri, che penetrano scarsamente nelle uova. Per favorire il distacco delle lendini è utile pettinare i capelli con un pettine fitto, meglio se bagnato. Alcune lendini potrebbero risultare molto tenaci da staccare: in questo caso andranno sfilate manualmente una ad una. Nella maggior parte dei casi è sufficiente un solo prodotto per uccidere sia gli insetti (meno le loro uova), ma un secondo ciclo di trattamento può essere ripetuto dopo 8-10 giorni per eliminare eventuali insetti nati nel frattempo da lendini rimaste vitali dopo il primo trattamento. Per uccidere i pidocchi e le uova, vestiti, lenzuola e asciugamani vanno lavati alla temperatura di 60 gradi; se questo rischia di rovinare i tessuti bisogna portare gli abiti in tintoria e farli lavare a secco. Anche spazzole e pettini vanno accuratamente lavati, possono essere lasciati immersi per 10 minuti circa in acqua calda (65° C circa) o in una soluzione acquosa con dell'antiparassitario (lo stesso impiegato per il trattamento). Per essere sicuri di stroncare l'infestazione è necessario sottoporre al trattamento tutti i componenti della famiglia. In alternativa, si deve ispezionare attentamente il capo di ogni soggetto convivente per escludere la presenza di pidocchi o lendini. La ricerca del pidocchio e delle uova (lendini) deve essere effettuata in un luogo illuminato con luce diffusa; la luce diretta, infatti, non aiuta nell'individuazione delle uova, a causa dell'aspetto bianco traslucido. Per interrompere la catena di trasmissione, la misura profilattica principale consiste innanzitutto nel segnalare l'infestazione alle comunità frequentate dal soggetto (scuola, palestra, ecc.). Non appena effettuato il trattamento si potranno frequentare normalmente i luoghi abituali.

La prevenzione
Alcune precauzioni possono essere prese anche prima che l'invasore attacchi:

  • Non esistono prodotti specifici per prevenire i pidocchi. La miglior prevenzione è basata sull'igiene dei capelli, che vanno lavati frequentemente con i normali shampoo e controllati regolarmente, soprattutto nei bambini e soggetti che vivono in comunità affollate come scuole, caserme ecc.
  • Le teste vanno tenute sotto controllo soprattutto nelle zone della nuca, dietro le orecchie e sulle tempie.
  • Va sfatata la diffusa convinzione che effettuare uno shampoo a cadenza regolare (es. settimanale) con prodotti antiparassitari prevenga l'infestazione: infatti nessun prodotto antiparassitario è in grado di svolgere un'azione preventiva. Anzi, l'impiego indiscriminato e prolungato di questi prodotti, espone inutilmente il soggetto alla seppur modesta tossicità del prodotto e potrebbe contribuire all'insorgenza di resistenze. E' molto più efficace e sicuro un controllo periodico del cuoio capelluto.

Prof. Carlo Gelmetti
Responsabile servizio di Dermatologia Pediatrica
dell'Istituto di scienze dermatologiche
dell'Università di Milano

 

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Aggiornato a dicembre 2010SCRIVICI | CHI SIAMO | DISCLAIMER | LINK UTILI